Il museo

IL LUOGO

La Pinacoteca Civica "Il Guercino" venne costituita nel 1839, per raccogliere le opere d’arte recuperate dopo le requisizioni napoleoniche, all’interno del Palazzo del Monte di Pietà (1782).

Al nucleo iniziale di opere rientrate dalla Francia si aggiunsero acquisizioni operate dal Comune e depositi provenienti da istituzioni e da privati, Ancora oggi questo museo si arricchisce di pregevoli opere d’arte grazie alle donazioni di numerosi benefattori (Fondazione Cassa di Risparmio di Cento, Sir Denis Mahon, Associazioni “Amici della Pinacoteca Civica”).

La Pinacoteca registra la maggior concentrazione al mondo di opere del Guercino e della sua Bottega, compresi disegni e incisioni. E’ possibile pertanto seguire l’evoluzione stilistica del Maestro: dalla pittura tutta d’impeto, drammatica, chiaroscurale della giovinezza al classicismo della maturità con immagini aristocratiche ed idealizzate. Le opere giovanili sono caratterizzate da una grande forza chiaroscurale, da intensi contrasti cromatici e da una pittura che risente del tonalismo di scuola veneziana.


IL GUERCINO

Barbieri Giovanni Francesco e collaboratoriGuercino fu un grande ammiratore dell’arte di Ludovico Carracci e in particolare fu legatissimo ad una tela conservata oggi nella Pinacoteca, la cosiddetta “Carraccina” (1591), cui il Centese derivò il modo di intendere l’arte come comunicazione. L’umanizzazione del divino, il linguaggio dei gesti e degli sguardi, la semplice e naturalistica rappresentazione degli affetti.

Le opere precedenti al 1621 (“Paesaggio con cavaliere”, “Affreschi staccati di Casa Pannini”, “La Madonna con Bambino, San Pietro e San Carlo Borromeo”, “La Maddalena”, “La Madonna del Carmine con Sant’Alberto”, “San Bernardino in preghiera davanti alla Madonna di Loreto”, “La consegna delle chiavi a San Pietro”, “La sibilla”) evidenziano le grandi capacità coloristiche, la composizione dinamica, l’originale sensibilità nella resa del rapporto figura-spazio, il realismo delle fisionomie e dei gesti, nonché le vibrazioni atmosferiche dei caratteristici paesaggi guerciniani.

Nel 1621 Guercino fu inviato a Roma dal nuovo Papa Gregorio XV: durante i due anni trascorsi nella Città Eterna realizzò opere caratterizzate da composizioni ardite, scorci prospettici insoliti, gesti dinamici ed effetti visivi illusionistici, subendo profondamente le suggestioni della pittura classicista.

I frutti di questa influenza si manifestano nelle opere della fine anni ’20, il cosiddetto periodo di transizione: “La Madonna con Bambino Benedicente” (1629) e “L’Apparizione di Cristo alla Madonna” (1628-30) presentano composizioni semplificate, gesti più controllati, spazi sereni e armoniosi, fisionomie aristocratiche. Queste opere riflettono l’idealismo di Guido Reni e anticipano l’ultima fase pittorica del Maestro, quella classicista, che ha inizio negli anni Trenta.

Nelle opere dell’ultimo periodo i contrasti chiaroscurali, la “gran macchia”,vengono eliminati, i gesti sono nobili, sobri e composti, i volti perfetti, la grazia, l’idealizzazione e la serenità dominano le composizioni solenni e monumentali. Sarà proprio la morte di Guido Reni (1642) il motivo principale del trasferimento a Bologna di Guercino: il Centese intese colmare il vuoto lasciato dalla scomparsa di Guido ed ereditarne così le committenze. Un’opera che esemplifica la rarefatta raffinatezza del periodo bolognese è “San Giovanni Battista nel deserto” (1650).

Guercino morì a Bologna nel 1666 e fu sepolto nella chiesa di San Salvatore, dove riposa ancora oggi vicino al fratello Paolo Antonio.

Paolo Antonio Barbieri faceva parte dell’attiva bottega del Guercino insieme ad altri pittori, tutti presenti con le loro opere nelle collezioni della Pinacoteca: Benedetto Zallone, Lorenzo Gennari, Bartolomeo Gennai, Benedetto Gennari junior, Cesare Gennari, Matteo Loves. Una bella tela che illustra l’organizzatissimo lavoro d’équipe dell’atélier centese è “La Cena di Emmaus”: Guercino realizzò il volto e le mani del Cristo, Paolo Antonio Barbieri realizzò il volto e le mani del Cristo, Paolo Antonio Barbieri la natura morta, mentre un altro collaboratore, probabilmente Matteo Loves, il resto del quadro.

All’interno della Pinacoteca Civica infine, meritano una menzione speciale la pregevole raccolta di disegni di Guercino e della sua scuola e la notevole serie di incisioni dal ‘600 all ‘800 tratte da opere di Guercino.


NON SOLO GUERCINO

Putto che preme col piede destro un otre, detto La LavinaLa Pinacoteca civica non è solo Guercino: attraverso i due piani dell’edificio é possibile soffermarsi su opere, temi e periodi storici diversi.

- L’arte popolare del “Compianto su Cristo morto” è rappresentata da un gruppo ligneo quattrocentesco di provenienza nordica.

- Il Cinquecento da pittori emiliani (Marcello Provenziali, Domenico Panetti, Bagnacavallo junior, Denys Calvaert, Ludovico Carracci) e manieristi nordici-

- La natura morta è proposta nei due filoni del Seicento emiliano: la natura morta rustico-popolare e quella aristocratico-decorativa.

- Il Settecento è rappresentato dalla pittura scenografico-prospettica del’ambito dei Galli Bibiena e quella garbata e leggera dai raffinati accordi cromatici di Ubaldo Gandolfi e dal morbido plasticismo di Ercole Graziani.

- L’opera scultorea del centese Stefano Galletti, attivo nel secondo Ottocento su tutto il territorio nazionale, ha una sala monografica.

Testi di Elena Bastelli