‘Vedute e paesaggi acquerellati dal XVII al XIX secolo – Opere dall’Accademia Carrara e dalla collezione Franchi’ a cura di Davide Dotti

cache_194d8721736f745d388d69d112de08bc_2c019642e8b2a8b2f143b5a82e1f76a7

Questa mostra propone l'interessante confronto tra disegni acquerellati a soggetto vedutistico e paesaggistico dal XVII al XIX secolo provenienti da due prestigiose collezioni italiane, l'una pubblica e l'altra privata: quella dell'Accademia Carrara di Bergamo e quella Franchi di Bologna, già oggetto di un'esposizione monografica tenuta a Bologna nel 1997. Si tratta di una serie di sessanta opere, tredici delle quali inedite, eseguite prevalentemente da artisti attivi nei territori della Serenissima – Johann Anton Eismann, Antonio Maria Marini, Pietro Brancaleoni, Giuseppe Zais – e dell'Italia centrale quali Remigio Cantagallina, Felice Giani, Antonio Basoli e Alessio De Marchis.
Accanto alle opere di Maestri già ampiamente conosciuti, sono proposti fogli acquerellati di eguale fascino e levatura artistica eseguiti dai cosiddetti "artisti minori": Ludovico Lamberti, Andrea Torresani, Faustino Raineri, Giuseppe Porro e Pietro Maria Ronzoni, autori poco noti che la mostra ha l'obiettivo di valorizzare nella speranza che possano finalmente trovare il giusto e meritato apprezzamento da parte del pubblico e della critica specialistica.
Perché il disegno, ancor più dell'olio su tela, è una lente d'ingrandimento posata sull'animo dell'artista.

INTRODUZIONE

Alla sua quarta fatica espositiva, Davide Dotti ha scelto di concentrare la sua attenzione su Vedute e paesaggi acquerellati dal XVII al XIX secolo. Opere dall'Accademia Carrara e dalla collezione Franchi.
Dotti indaga di nuovo, sulla base dei disegni e degli acquerelli provenienti dalle due prestigiose raccolte, gli aspetti della pittura di paesaggio e di veduta nell'Italia settentrionale, soprattutto in Lombardia e Veneto: terreno fertile, che aveva già alimentato con prestigiosi dipinti – una cinquantina, provenienti quasi tutti dalla famosa galleria bergamasca – la mostra del 2007 dedicata a Paesaggi, vedute e capricci lombardi e veneti del Seicento e Settecento, nella quale comparivano ben noti capolavori di Marini, Zais, Zuccarelli, Bellotto, Canaletto e di Francesco Guardi, quest'ultimo rappresentato da un gruppo dei suoi più squisiti dipinti "in piccolo".
Questa volta Dotti, scavando nei fondi grafici della Carrara, si cimenta invece con una sessantina di disegni di artisti poco o per niente noti, che riporta alla valutazione dei visitatori i quali, certamente, ne trarranno diletto e materiale di studio: si tratta, in parecchi casi, di "rivelare" la personalità di autori noti solo agli studi locali, che ora vengono in luce con qualità inedite e sorprendenti affinità, a volte, come nel caso di Lamberti, con personalità maggiori e già ben note.
Dotti estende la sua ricerca a figure minori ma ricche di personalità come Eismann, che coniuga le fonti olandesi evidenti anche nella tecnica a larghe stesure di acquerelli trasparenti con le suggestioni del paesaggio italiano (molto bella la veduta di un Porto marittimo con velieri), lo spiritoso Lamberti (del quale si presentano nove disegni, alcuni dei quali ricordano alla lontana Francesco Guardi), Brancaleoni, Porta, il più noto Torresani con sei disegni (l'artista fu anche abile ritrattista, come dimostrano esemplari presenti alla Carrara) che ne indicano la forte personalità, fino a un certo" Don Faustino Raineri, prete, e dilettantissimo nel disegno, e Paesista non volgare", come lo definì un anonimo estensore di Notizie sui pittori, scultori e architetti del corrente secolo XVIII (1779) citato da Dotti. Personalità già nota quella di Pietro Maria Ronzoni, studiata da Bassi Rathgeb (Paesisti bergamaschi dell'Ottocento, 1944) e da Ragghianti (catalogo della mostra Antichi disegni e stampe dell'Accademia Carrara di Bergamo, 1963), che ha lasciato un interessante album di vedute romane (1806), come quella di Luigi Bettinelli, delicato acquerellista di antichi monumenti romani, due fogli dei quali esposti in mostra.
Ad allargare la rappresentanza di "presenze" tra Lombardia e Veneto, Dotti ha scelto alcuni esempi di grande qualità dalla collezione bolognese Franchi, che vanno da Palmieri a Minozzi (quattro grandi fogli inediti: ricordiamo che anche la Carrara possiede un bel paesaggio illustrato da Ragghianti, 1963), a Zais, agli inediti, splendidi esemplari di Antonio Basoli, a quelli, altrettanto alti, di Felice Giani, fino agli inediti, deliziosi e visionari acquerelli di Bernardino Bison.
Per concludere, una scelta felice che amplierà le conoscenze degli artisti prescelti e degli sviluppi della pittura di paesaggio in aree meno note dell'Italia settentrionale, con l'unica eccezione – che "conferma la regola" – di due fogli inediti del fiorentino Cantagallina e del napoletano De Marchis, entrambi della collezione Franchi.
L'esegesi di queste opere è poi facilitata dalla lettura lucida e puntuale che ne fa Dotti nelle schede relative, non solo ben informate, ma anche, cosa che certo non guasta, di piacevole lettura.

Marco Chiarini

 

ACCADEMIA CARRARA

In Accademia Carrara la collezione dei disegni è una parte delle raccolte ancora largamente inesplorata. Rispetto all'ambito dei dipinti, infatti, ha sempre vissuto in una sorta di cono d'ombra, insieme alle stampe, come conferma la decisione di non esporre, con rare eccezioni, alcuna selezione dei fogli né nell'allestimento di Corrado Ricci del 1912 (rivisto poi nel 1930), né in quello di Gian Alberto Dell'Acqua e Fernanda Wittgens del 1953-1955. Una scelta motivata certamente anche da ragioni conservative, ma forse ancor di più dall'imbarazzo della ricerca in un materiale tanto ampio, eterogeneo e poco conosciuto.
A Corrado Ricci nel 1911-1912 si deve peraltro il fondamentale lavoro della prima inventariazione completa, sia dei disegni sia delle stampe, nei bei registri manoscritti ancora conservati in museo, poi maltrattati da irrispettosi riscontri successivi che non si sono fatti scrupolo di postillare le grandi pagine riempite all'origine a penna, in bella calligrafia.
Il successivo elenco è quello stilato nel 1958, in occasione della Immissione del Comune di Bergamo nella titolarietà dell'Accademia Carrara: secondo e ultimo inventario redatto, con valore di documento legale. Qui troviamo – alle pagine da 155 a 192 – una serie di ben 2670 fogli per i disegni, cui si affiancano – pagine da 47 a 151 – addirittura 7488 stampe. Questo è dunque il nucleo fondamentale della raccolta, alla quale le aggiunte post 1958 non hanno dato contributi particolarmente rilevanti.
Di questo materiale è stata pubblicata, a cura di Francesco Rossi, una ridotta scrematura nel 1985, nella serie dei volumi che illustrano I grandi disegni italiani, promossa da RAS, dove il tomo dedicato all'Accademia Carrara presenta ottanta opere, da un anonimo "Artista milanese 1515-1520" fino a Giuseppe Pellizza da Volpedo. Precedentemente, erano state organizzate due esposizioni antologiche a Firenze e a Bergamo, nel 1962 e 1963, curate da Carlo Ludovico Ragghianti, iniziative "esportate" poi in sedi internazionali: a Teheran, Lisbona, Madrid, Bonn e New York. Sempre negli anni sessanta, ampie rassegne, talvolta di carattere monografico, talvolta di taglio cronologico, erano apparse nella serie dei Monumenta Bergomensia, con la cura di Ugo Ruggeri. A completare questo panorama non amplissimo di studi sono da ricordare alcune mostre, come quella curata da Mariolina Olivari nel 1977 su Paesaggio e veduta. Aspetti della cultura veneta del Settecento (che anticipa il tema di quella presente) o l'altra, a più mani, del 1982 sulla Grafica del '500. Milano e Cremona.
Dal 2004 è stata avviata – da chi scrive – una nuova sistemazione di entrambi i fondi di grafica con il trasferimento di tutti i fogli nell'edificio recentemente restaurato, su progetto di Vittorio Gregotti, che ospita gli uffici e la biblioteca del museo, accanto alla Galleria di arte moderna e contemporanea; ciò anche in previsione dei lavori, attualmente in fase di avvio, che avrebbero riguardato l'edificio storico. La nuova sistemazione ha comportato l'inizio di un'attività importante sul piano conservativo, tuttora in corso, con la rimozione dei fogli – i disegni soprattutto, ma anche le stampe – dai vecchi pacchi di carta polverosa con attacchi di insetti o, peggio, dalle più recenti incomiciature in cartone con passepartout: dove disegni e stampe stavano incollati o applicati con nastro biadesivo. Dopo una prima sommaria spolveratura si sta cominciando ad appoggiare i fogli antichi entro singole "camicie" di carta non-acida, collocate in grandi scatole antipolvere, poste poi a loro volta dentro le vecchie cassettiere metalliche. Il lavoro di pulizia, iniziale restauro e sistemazione, ben impostato e realizzato fin qui da Studio Carta di Laura Chignoli, è stato seguito da un secondo passo utile. Si è dato inizio, infatti, alla catalogazione informatica sul programma SIRBeC (il sistema adottato dalla Direzione Cultura della Regione Lombardia) del fondo delle stampe, affrontando per la prima volta una schedatura scientifica sistematica, il cui merito va fino a oggi a Monica Scorsetti ed Elisabetta Cunsolo.
Un esito di questo lavoro si è potuto vedere nella scelta di un gruppo di stampe settecentesche e nelle relative schede, realizzate per mostra del 2007 Paesaggi, vedute e capricci lombardi e veneti del Seicento e del Settecento dell'Accademia Carrara, curata da Davide Dotti, con un catalogo che fa ripartire, in veste rinnovata, la storica serie dei Quaderni pubblicati dal museo, al numero 20. Viene proposto ora al pubblico e agli studiosi un secondo gruppo di fogli, questa volta ancora più preziosi, trattandosi di disegni, che di nuovo illustra i paesaggi tra la Lombardia e il Veneto, di epoca prevalentemente settecentesca. Sono queste le carte antiche che quasi sicuramente arrivano dalla collezione di Giacomo Carrara: se ne può avere la conferma in un certo senso per esclusione, visto che non provengono da nessuno dei lasciti o doni arrivati nel corso dell'Ottocento. Anche se d'altra parte manca purtroppo qualsiasi inventariazione originale della collezione di disegni del fondatore dell'Accademia, poiché il catalogo redatto alla sua morte da Bartolomeo Borsetti descrive, con una elencazione piuttosto sommaria, la collezione dei dipinti stanza per stanza nell'abitazione, registrando soltanto le sporadiche presenze dei disegni appesi alle pareti; evidentemente quelli che Carrara riteneva più significativi, probabilmente anche in funzione di un legame con le pitture, ma non tutti gli altri.
Un'occasione questa, quindi, importante e interessante, che speriamo possa essere seguita da nuovi approfondimenti degli studi su gruppi di fogli di Giacomo Carrara e anche degli altri lasciti arrivati al museo successivamente. Un'opportunità di cui essere grati al Comune di Orzinuovi, con cui si riconferma una collaborazione seria e consolidata che lega l'Accademia Carrara alle realtà culturali più attive del territorio di Bergamo e Brescia.

Giovanni Valagussa

 

COLLEZIONE FRANCHI

Les Italiens, souverains en perspective,
painture et imagerie … sont le plus
parfaicts à reduire au point, à representer
le naturel, et à bien faire les ombres ..
Geoffroy Tory, 1529

Di bella mano: sì, sono tutti di bella mano questi non pochi disegni che abbiamo scelto, fra tanti altri ancora, accumulando passepartout e sfogliando cartelle nella sala da pranzo di un raccoglitore entusiasta [ … ] ch'era ancor più giovane, e munito di scarsa esperienza, di non vasti mezzi e però di pari entusiasmo, quando mise gli occhi, trenta o trentacinque fa, nel pelago diffidente e racchiuso dei collezionisti di disegni. Chi un poco lo conosce, sa bene ch'è un mondo, quello, irto di cautele, ricco di conoscenze mirabili e da fare invidia; e sempre però difeso da segreti esclusivi, e anche sfiorato da manie un poco simili a quelle che affliggono, o inorgogliscono, i filatelici. Vi si discute, e non a torto, di margini intonsi, di filigrane rare, di timbri che testimoniano antiche appartenenze, di scritte a penna o a matita che recano vecchie attribuzioni, tanto più inesatte quanto più il nome dell'artista è celebre. E ci si accapiglia, o si gioca di fioretto, su questioni che i testi di storia dell'arte neppure menzionano, e che ci trovano sempre impreparati. È una vecchia storia, iniziata forse con l'ambizione catalogatrice e didattica che si leggeva facilmente nella raccolta di disegni del Vasari, e che poi a quella pretesa ha rinunciato (inevitabilmente: perché la completezza, raccogliendo esemplari unici, è meta irraggiungibile); inseguendo però obbiettivi non meno difficili da centrare, giocando su competenze poco diffuse, sull'esperienza personale affinata in anni di occhiute ricerche, di paragoni, di indovinelli faticosamente sciolti. Così (e viaggiando, e scambiandosi lettere e pareri, e orecchiando voci di possibili vendite, di eredità presunte) hanno agito e Jabach, e Mariette, e Crozat, e Algarotti, e tutti, insomma, i cacciatori di disegni che hanno infine, e spesso senza volerlo, formato le grandi raccolte pubbliche delle nostre nazioni, gli immensi cabinets des dessins che stanno sulle rive della Senna, e dell'Arno, e del Tamigi, e della Neva; e anche dell'Hudson, ovviamente. Qui, che di fiumi non ce n'è e dove non ci son mai stati né sovrani né principi, è giunta un'eco, ma non flebile, di quella squisita e onnivora passione per il bel segno, per la bella mano. E il […] medico, smesso il camice che tutto il giorno indossa in ospedale, ha ripercorso a suo modo gli itinerari dei grandi collezionisti d'un tempo: scrivendo lettere in tutto il mondo, scovando raccolte gelosamente custodite in ville lombarde, in manieri bavaresi, abitando la notte in vagoni cuccetta sperando in un incontro vagamente promesso in qualche campagna straniera; e spigolando tra i fogli senza nome in collezioni già visitate da illustri specialisti, aguzzando la vista per scoprire il foglio ad altri sfuggito. Cercava, e spesso trovava, ciò che a noi italiani è sempre piaciuto: e cioè, come diceva il Vasari, il disegno di "mano destra, resoluta e veloce", e la bella macchia che pare "non da mano d'artefice, ma da per se stessa sia apparita sul foglio", ch'è una efficace espressione del Baldinucci, esperto di disegni mica  da poco. Cercava disegni italiani, naturalmente. Un po' perché di quelli d'oltralpe sapeva meno, com'è naturale; e molto, credo, perché il nostro Volksgeist (nel meglio, come nel peggio) è invincibilmente attratto dalla bravura, dalla spezza tura , dal gesto eseguito "di modo che paia che la mano, senza essere guidata da studio o arte alcuna, vada per se stessa al suo termine secondo la intenzion del pittore": come piaceva, appunto, a Baldassarre Castiglione. E cercava, fin dall'inizio e fittamente consultandosi, fra i dubbi, con la sua consorte, disegni nostrani, e cioè di scuola bolognese: del Creti, dei Gandolfi; dei pittori di cui aveva sotto gli occhi, ogni giorno, le pale d'altare, gli affreschi; e gli riusciva, a volte, di metter le mani proprio sui disegni che avevano preceduto e preparato proprio quei dipinti […]. A volte il colpo riusciva, e a volte no, o non ancora; c'è, tra tutte quelle cartelle, un disegno che sta lì da venticinque anni; una primizia della raccolta, e quasi una reliquia, la cui attribuzione a Guido Reni, scritta in calce da chissà chi, non è stata mai precisata, o corretta, e chissà se lo sarà mai.
E intanto i viaggi s'infittivano, e s'attivavano nuove conoscenze: dei disegni, e delle persone che se ne occupavano. Giunsero i primi fogli dei Gandolfi, da lungo agognati, e infine trovati di là dei monti, ove erano appartenuti, nientemeno, ai principi di Liechtenstein, da sempre innamorati del bel segno italiano, e dell'elegante correttezza aggraziata dei bolognesi. Altri disegni cominciavano ad esser noti ai tempi della grande mostra settecentesca di trent'anni fa; e passavano fra le mani di cultori e conoscitori della nostra arte, già noti o appena esordienti; e tutti, da Carlo Volpe a Renato Roli a Jurgen Winkelman, indicavano nomi, suggerivano rapporti con i dipinti che andavano allora studiando. S'andavano allacciando rapporti con mercanti, collezionisti ed esperti d'ogni luogo; sono passati, fra queste cartelle, disegni indicati da Pico Cellini, da Luigi Grassi; spesso di grande bellezza e d'attribuzione enigmatica, e talora risolta con approdi davvero imprevedibili: un bel foglio dato al Piccio, ad esempio, che si rivelò poi del Volterrano, addirittura […]. E non pochi tra questi fogli, pur passati fra tante mani, pur visti da tanti occhi, giungono fin qui inediti. Questo bastava, e ce n'era d'avanzo, a dare una ragione a questa mostra; che viene alla luce in un momento in cui l'interesse per le arti grafiche, per il bel segno di bella mano, pare un po' ovunque ravvivarsi. È un bel momento, insomma. E forse è anche quello giusto: se, come si spera, tanti sguardi verranno a posarsi su questi fogli, su questi tratti di sanguigna, di penna, di carboncino, ad ammirare una destrezza ch'era nostra, che forse s'è persa; che forse si può riacchiappare, se si capirà che non è esercizio né arcaico, né inutile quello di mettere una matita in mano ad ognuno di noi, insegnandogli ad usarla. Lo può fare chiunque, anche se occorre togliere per qualche minuto le dita dalla tastiera di qualche prezioso attrezzo elettronico.

Eugenio Riccomini

(Il presente testo è tratto dalla presentazione del catalogo … di bella mano. Disegni antichi dalla raccolta Franchi, Bologna 1998)


Potrebbero interessarti anche...